Press review

Il Sole 24 Ore  Domenica 1 settembre 2019

I libri osservati dal punto di vista del fotografo

Quando i fotografi raccontano di sé parlando degli altri, quando descrivono idealmente i propri libri ricordando i libri di quegli autori  che li hanno accompagnati nel corso degli anni, allora nasce un volume piacevole come Un mondo di libri. Riflessioni sui progetti editoriali fotografici d’autore, scritto da Luciano Zuccaccia, fotografo anch’egli e bibliofilo. In una raccolta di dodici interviste Zuccaccia trasforma il tema del libro nell’occasione per ritrarre alcuni protagonisti della fotografia italiana e analizzare attraverso la doppia esperienza di lettore e autore, in alcuni casi anche di editore, cinquant’anni di storia. Se Raffaela Mariniello declina l’invito a scegliere il libro “faro”, preferendo denunciare con chiarezza condivisibile la quantità di libri “omologati”, prodotti oggi da fotografi che osservano senza originalità l’omologazione delle metropoli, Gianni Berengo Gardin, prolificissimo, bulimico nel rapporto  d’amore con la carta stampata, 200 titoli pubblicati e 3500 collezionati, ricorda invece volentieri due capisaldi della sua formazione The Family of Man e Image al a Sauvette, che lo porteranno al suo primo traguardo internazionale, Venise des Saisons, edito a Losanna del 1965. In questa biblioteca ideale, Robert Salbitani e Giovanni Chiaramonte scelgono Mirrors, Messages,Manifestations di Minor White, Mimmo Jodice American Photographs di Walker Evans, Antonio Biasiucci Gypsies di Josef Koudelka, Vincenzo Castella William Eggleson’s Guide di  William Eggleson, Paolo Ventura Un Paese di Paul Strand e Guido Guidi New York:arte e persone di Ugo Mulas, pagine che gli  hanno offerto l’occasione di conoscere il lavoro di Lee Friedlander. E’ attraverso la riflessione di Guido Guidi, sempre luminosa, l’intervista “collettiva” cambia passo ed entra nel processo stesso della creazione del libro e nello straordinario percorso alchemico della messa in sequenza delle immagini, dove – due fotografie accostate non sono più la stessa cosa, poiché suscitano una terza immagine che non è né l’una né l’altra-, commenta Guidi.

Un processo di trasformazione che rende fluido il raconto fotografico e nell’unicità tangibile dello sfoglio assicura lunga vita ai libri di carta.

Laura Leonelli