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QUANTA ACQUA SOTTO I PONTI... |
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Luciano Zuccaccia “scende a fiume” e scatta, nel formato quadrato, una serie di immagini all’Isonzo che nel suo primo tratto, poiché nasce in Slovenia, si chiama Soca. Silvia Massotti |
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L’ISONZO DI LUCIANO ZUCCACCIA |
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Il fiume collega, il fiume separa. In sé non ha confini, anzi il suo essere corso d’acqua è la negazione stessa dell’idea di confine e per questo può essere visto oggi come metafora assoluta del “naturale” : elemento che congiunge terre diverse e culture lontane indifferente alle divisioni dei governi e dei poteri secondo i parametri della geopolitica. Ecco che riprendere fotograficamente un fiume può significare oggi - nell’era delle minacce all’ambiente - il modo più coerente ed immediato per radiografare lo stato di salute del paesaggio naturale nel suo complesso ed il grado di aggressione alla natura degli insediamenti industriali ed urbani, anche se evidentemente (e non è cosa di poco conto, purtroppo) gli alogenuri d’argento non sanno rendere visibili gli agenti inquinanti. Cosa che sembra riesca bene ai licheni. Cerco di riassumere in alcune notazioni le mie impressioni sulla “pesca fotografica” realizzata da Luciano Zuccaccia sull’Isonzo. Succede che l’aderenza al concetto mentale, generico, di “fiume”, deve coordinarsi con il momento percettivo e con la ricerca del point-de-vue più indicato per produrre quell’inquadratura che ci prefiguriamo buona. L’esecuzione di un’immagine è solo l’ultimo atto di un impasto di impressioni e reazioni iniziato molto tempo prima. Nelle stanze cerebrali comunicanti con i nostri occhi si deposita a poco a poco, nel corso del tempo, in mezzo a tanto ben di dio che nutre le nostre più diverse facoltà, il liquido seminale delle fotografie a venire. Un condensato di immagini viste, digerite, di pagine di libri, di fotogrammi di film, di fantasie disparate, e poi un paciugo di pensieri, di intenzioni e di immagini ancora irrealizzate ; grossolane nei contorni, ancora da filtrare, e in attesa di una scelta risolutrice. Che avverrà in seguito ad un incontro, ad un evento che farà da innesco a quelle energie in libera espansione. La pressione deflagra, finalmente, è vero, al momento dello scatto (eccolo tornato) ma a quel punto l’autore potrebbe anche andarsene e chiamare una scimmia a dirigere la partitura finale. Ritornando a Zuccaccia, ora, intravediamo nel vano retrostante al suo sguardo attuale quel “melting pot” che è il suo tirocinio culturale ed esperenziale e che ha reso necessario tutto un sistema di filtrature affinchè si arrivasse ad una capacità di sintesi, alla condensazione visuale dei più disparati elementi costitutivi del paesaggio. E qui, sul modo di riprendere il paesaggio, interviene la seconda notazione. Il suo Isonzo è un modello equilibrato di paesaggio in cui quasi sempre il fiume (o il suo letto asciutto) occupa la parte bassa e mediana fino alla congiunzione (orizzonte) con il cielo. C’è una “giusta” estensione di aria sopra quest’orizzonte ( il cielo occupa grossomodo un terzo della superficie dell’immagine) : quel tanto che serve a dare una sensazione di spazio ma senza troppo prevaricare sugli elementi più pesanti sottostanti, e cioè le colonie di sassi nel letto asciutto o i macigni quando in Slovenia, dove nasce e viene chiamato Soca, il fiume ha carattere torrentizio. Sassi e macigni sono l’anima geologica ma anche fotografica dell’Isonzo come di tanti altri fiumi friulani. Dicevo di un giusto equilibrio dell’inquadratura perché l’Isonzo in realtà sembra una via di mezzo tra un fiume chiuso dalle montagne e un corso d’acqua che conquista a valle distese sempre più ampie ( come nel caso eclatante del Tagliamento). Se si fosse voluto sottolineare proprio quest’ampiezza di spazi immagino che l’orizzonte avrebbe dovuto essere posto più in basso (dico in linea generale, naturalmente). Terza notazione, conseguente a quelle precedenti. Nella gran parte delle fotografie il formato quadrato e le modalità di organizzazione dello spazio da questo derivante influenzano una specifica economia di elementi, nel senso che tutti contribuiscono ma nessuno veramente predomina. Tutto viene come riportato al centro, enucleato in volumi simmetrici, regolari, che rimandano ad una mente raziocinante votata a porre ordine. L’analitica descrizione documentativa viene ad obbedire ad un modello rappresentativo superiore, sospeso tra razionalità e astrazione geometrica. Nelle sue fotografie tutti gli elementi inglobati dal fiume al suo interno, tanto quanto quelli al suo limitare, fanno sentire la loro voce come in un coro ordinato. In definitiva il fiume è un’entità non separabile dal paesaggio circostante : ha il suo corso come altri organismi hanno il loro, ma tutti convogliano nella grande articolazione che è il paesaggio, che non è poi altro che la parte emersa del grande iceberg che è il cosmo. Roberto Salbitani |
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| SCORPI IL VERDE CHE E' IN TE (rivista Reflex - marzo 2002) |
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... questa pubblicazione curata dal fotografo Luciano Zuccaccia, ha, senza dubbio, colto nel segno. In un elegante bianco e nero, stampato in modo davvero impeccabile, Zuccaccia ci accompagna dentro questo Orto Botanico e ci fa scoprire un mondo... perfetto. Marco Bastianelli |
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